Dopo aver introdotto in un nostro precedente articolo “Riforma della disabilità” in merito alla rivoluzione del Decreto Legislativo n. 62/2024, entriamo nel vivo delle singole novità. La più importante e attesa è senza dubbio il Progetto di Vita Individuale, Personalizzato e Partecipato, disciplinato in particolare dagli Articoli 18 e successivi del Capo V del D.Lgs. 62/2024.
Che cos’è il Progetto di Vita e perché è stato pensato?
Fino a oggi, l’assistenza alle persone con disabilità in Italia è stata frammentata: da un lato le visite mediche, dall’altro l’erogazione di sussidi economici o di ore di assistenza standard uguali per tutti. Il Progetto di Vita nasce per ribaltare completamente questo approccio.
Sulla carta, si tratta di un documento d’intesa tra il cittadino e le istituzioni pubbliche (Sanità e Comune) che racchiude tutte le misure, i sostegni, i servizi sanitari, socio-assistenziali e inclusivi necessari alla persona. È stato pensato per mettere al centro non più la patologia in sé, ma la persona nella sua totalità: i suoi desideri, le sue reali necessità e i suoi diritti di partecipazione alla vita sociale.
Chi ne usufruisce e cosa migliora (sulla carta)?
Questo strumento è destinato a tutte le persone con disabilità a cui sia stata riconosciuta tale condizione a seguito della nuova “Valutazione di base” effettuata dall’INPS. Non ci sono distinzioni legate al tipo di patologia: chiunque sperimenti barriere quotidiane nell’ambiente in cui vive ha il diritto di richiederlo.
Sulla carta, il Progetto di Vita migliora radicalmente l’esistenza del paziente attraverso tre elementi:
    • Flessibilità ed evoluzione: Non è un piano rigido e fisso, ma si modifica nel tempo seguendo l’evoluzione della salute (fondamentale per patologie progressive come la Malattia di Kennedy) e dei bisogni dell’individuo.
    • Autodeterminazione: La persona con disabilità e la sua famiglia partecipano attivamente alla sua scrittura, esprimendo le proprie priorità.
    • Il Budget di Progetto: Viene stanziato un budget unico che unisce le risorse del Comune, della ASL e dell’INPS per finanziare in modo mirato ausili tecnologici, percorsi riabilitativi o assistenziali scelti su misura.

Chi attiva la pratica? Facciamo chiarezza sui ruoli
È fondamentale comprendere che il percorso si divide in due momenti distinti, in cui si muovono attori diversi:
    1. L’accertamento medico (La Valutazione di Base): Questa prima fase viene attivata dal medico specialista o dal medico di base. Sarà il medico a inviare il nuovo certificato medico telematico all’INPS, e questo invio farà scattare in automatico la convocazione per la visita di accertamento sanitario. In questa fase, il cittadino non deve presentare alcuna domanda burocratica aggiuntiva.
    2. La richiesta del Progetto di Vita: Questa fase deve essere attivata direttamente dal paziente (o da chi lo rappresenta legalmente, come un amministratore di sostegno). Il Progetto di Vita si basa sulla manifestazione di volontà dell’interessato e non parte in automatico dopo la visita medica. Il paziente deve esplicitamente richiederlo al proprio Comune o distretto sanitario durante o dopo la valutazione medica di base.

Come fare richiesta passo dopo passo
    • Fase 1: Il certificato medico. Il vostro specialista o medico curante compila e invia all’INPS il certificato telematico.
    • Fase 2: La visita INPS. Sosterrete la “Valutazione di base” per l’accertamento della disabilità.
    • Fase 3: La richiesta del Progetto. Il paziente (o la famiglia) presenta la richiesta formale al proprio Comune o Distretto per attivare il Progetto di Vita.
    • Fase 4: La Valutazione Multidimensionale. Sarete convocati da un’équipe multidisciplinare (medici della ASL, assistenti sociali del Comune e professionisti sanitari). In questo incontro esporrete i vostri bisogni e le vostre aspirazioni quotidiane.
    • Fase 5: Redazione e Budget. L’équipe, dialogando con voi, scrive il progetto definitivo e definisce il “Budget di Progetto” dedicato per finanziare le soluzioni e i servizi concordati.

Una raccomandazione importante per la fase di avvio
Questo meccanismo totalmente nuovo entrerà ufficialmente in vigore a regime su tutto il territorio nazionale dal 1° gennaio 2027. Il passaggio a un sistema integrato richiede uno sforzo organizzativo immenso da parte delle istituzioni coinvolte.
Proprio per questo motivo, è realistico prevedere che nelle prime fasi di avvio e transizione potrebbero verificarsi rallentamenti, lentezze burocratiche o disomogeneità nella gestione delle pratiche sul territorio. Abituarsi a una gestione unificata richiederà tempo sia agli uffici pubblici che alle famiglie.
Noi di AIMAK vi invitiamo alla prudenza e alla pazienza in questi primi mesi di applicazione, e restiamo come sempre al vostro fianco.