Le proprietà neuroprotettive della Berberina nella Malattia di Kennedy

Le proprietà neuroprotettive della Berberina nella Malattia di Kennedy

Tra i nuovi Studi clinici per una cura della SBMA, è stato pubblicato un interessante studio sulla Berberina nella Malattia di Kennedy.

L’accumulo di proteine ​mal ripiegate è un segno distintivo comune di diversi disturbi neurodegenerativi: questo accumulo è dovuto ad una compromissione del sistema di controllo della qualità delle proteine.
Numerosi composti naturali, estratti dalle piante, sono in grado di regolare il sistema di controllo della qualità delle proteine e di esercitare effetti protettivi nelle malattie neurodegenerative. Un composto interessante è la berberina, un alcaloide isolato dalle piante della famiglia delle Berberidaceae , ma presente anche in Famiglie di Papaveraceae e Ranunculaceae . La berberina è ampiamente usata nella medicina tradizionale cinese e ha dimostrato di avere una varietà di effetti farmacologici per attenuare l’infiammazione, i disordini metabolici, il metabolismo lipidico, le malattie cardiovascolari ed è stato suggerito di interferire con specifiche forme di cancro .

Le proprietà neuroprotettive della Berberina nella Malattia di Kennedy
Photo by Jaron Nix on Unsplash

Un nuovo studio pre-clinico, condotto dall’Università degli Studi di Milano sulle cellule in vitro, si è concentrato sulla Berberina nella Malattia di Kennedy. Nello studio “Enhanced Clearance of Neurotoxic Misfolded Proteins by the Natural Compound Berberine and Its Derivatives” hanno testato nelle cellule la berberina e alcuni derivati artificiali ​​per la loro capacità di migliorare l’eliminazione delle proteine ​mal ripiegate accumulata nelle cellule dei pazienti affetti da malattie neurodegenerative.
Nella Malattia di Kennedy, il recettore degli androgeni difettoso acquisisce una conformazione anomala quando legato ad androgeni, come per esempio il testosterone: questo porta ad aggregati di proteine tossici nei motoneuroni e cellule muscolari con conseguente morte di queste cellule.
Nello studio dell’Università di Milano hanno progettato una linea di cellule motoneuronali portatrice di una forma mutata del gene AR, causa della SBMA, e su queste hanno testato la berberina nella Malattia di Kennedy. Per capire come la berberina elimina queste proteine i ricercatori hanno esaminato due meccanismi cellulari attraverso i quali le cellule si sbarazzano dei loro componenti vecchi o difettosi: autofagia, un meccanismo usato per rimuovere grandi componenti cellulari, e proteasoma, deputato alla degradazione delle proteine cellulari. Si è riscontrato che la berberina innesca la rottura di proteine difettose del recettore degli androgeni attivando il meccanismo di degradazione proteica e che i derivati semisintetici della berberina sono anche capaci di diminuire l’aggregazione.
Effetti simili della berberina e dei suoi derivati sono stati visti anche in modelli cellulari di SLA e demenza frontotemporale con eliminazione significativa di proteine mutanti e gruppi tossici di proteine che portano a queste malattie.
Tuttavia l’esperimento non è stato efficace nella Malattia di Huntington, seppur le mutazioni nel gene huntingtonina causano un allungamento nella proteina huntingtina molto simile a quello che accade al recettore androgeno nella SBMA.

In conclusione, non è stato chiarito nel dettaglio il meccanismo di azione della berberina, ma sulla linea cellulare sembra avere effetti interessanti nella SBMA.
Nel complesso, questi dati suggeriscono che le proprietà neuroprotettive della Berberina nella Malattia di Kennedy potrebbero essere principalmente ascritte dalla sua capacità di potenziare le vie degradative intracellulari.
Tuttavia sono necessari ulteriori studi e approfondimenti per capire se la Berberina è efficace non solo in vitro ma anche in vivo, in quali dosaggi e soprattutto con quali effetti collaterali. Si consiglia per tali motivi di evitare cure fai da te senza la supervisione medica. Attendiamo quindi nuovi studi.

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