Studi clinici per una cura della SBMA

Studi clinici per una cura della SBMA

Sono molti gli studi clinici condotti negli ultimi anni che cercano una cura per la SBMA.

L’atrofia muscolare spinale e bulbare è una malattia neuromuscolare causata da un’espansione di poliglutamina (polyQ) nel recettore degli androgeni (AR). Nonostante il fatto che la causa della Malattia di Kennedy sia nota da quasi 3 decenni, non esiste una cura della SBMA, sottolineando la complessità dei meccanismi che portano alla perdita di motoneuroni e dei muscoli nei pazienti.

Le sperimentazioni purtroppo hanno avuto buoni risultati sul topo, ma si sono rivelati in gran parte inefficaci nel trattamento sugli uomini malati. In questo articolo faremo il punto sulla ultima ricerca scientifica per la Malattia di Kennedy, poiché questi studi forniscono importanti spunti per i ricercatori al fine di sviluppare la prossima generazione di terapie e una possibile cura della SBMA.

Leuprorelina

Nella patogenesi della SBMA l’androgeno è un requisito essenziale e dimostrato in diverse sperimentazioni. Il primo tentativo di cura è stato quindi attraverso la  riduzione degli androgeni (l’androgeno è un ormone steroideo, che stimola e controlla lo sviluppo ed il mantenimento delle caratteristiche maschili). E’ stato usato un farmaco chiamato Leuprorelina acetato (DCI) che ha una funzione di antiandrogeno. La sperimentazione è durata 48 settimane di trattamento seguita da ulteriori 96 settimane di trattamento in aperto (sia lo sperimentatore sia il partecipante sanno che cosa si sta somministrando): i pazienti studiati hanno migliorato significativamente la funzione di deglutizion. Quando però il trattamento è stato esteso a più di 100 pazienti, sempre in fase sperimentale, non è stato osservato alcun miglioramento. Potrebbe esserci quindi un modesto beneficio per i pazienti SBMA trattati con leuprorelina acetato ma l’intervento precoce è probabilmente la chiave: il trattamento con leuprorelina ha portato a un maggiore miglioramento della funzione di deglutizione in pazienti che avevano la malattia di Kennedy da meno di 10 anni.

Dutasteride

Il Dutasteride è un farmaco che riduce il Diidrotestosterone (un metabolita prodotto dal testosterone, il principale e più conosciuto androgeno). È stato condotto uno studio per valutare una potenziale cura della SBMA con il dutasteride: al termine dello studio i livelli del Diidrotestosterone sono diminuiti di circa il 90% nei pazienti trattati, mentre i livelli di testosterone non sono rimasti invariati. I pazienti non hanno avuto benefici dal trattamento.

IGF-1

L’IGF-1, chiamata anche somatomedina, è un ormone che ha un ruolo fondamentale per la crescita del bambino e mantiene i suoi effetti anabolici anche in età adulta. IGF-1 è noto per promuovere la crescita e la rigenerazione del muscolo scheletrico e per proteggere dalla morte dei motoneuroni. Sulla base si una sperimentazione in cui stati trattati positivamente dei topi con iniezioni di IGF-1, è stato condotto uno studio clinico in cui il BVS857, un farmaco mimetico dell’IGF-1 con proprietà farmacologiche migliorate, è stato somministrato a 18 pazienti con Malattia di Kennedy SBMA. Sebbene non siano stati segnalati gravi effetti collaterali nei 18 pazienti trattati, 11 hanno sviluppato una risposta immunitaria contro BVS857 e 5 pazienti hanno prodotto anticorpi reattivi in ​​grado di neutralizzare IGF-1 endogeno. Sebbene questa risposta immunitaria non abbia causato alcun sintomo osservabile in questi pazienti, la rilevazione di anticorpi neutralizzanti IGF-1 rappresenta una seria sfida al suo uso a lungo termine come cura della SBMA. Nonostante una dimensione del campione relativamente piccola e la breve durata del trattamento, nei pazienti trattati con BVS857 è stato riportato un significativo miglioramento del volume dei muscoli della coscia e una tendenza al miglioramento della massa magra corporea. Questi risultati indicano che potrebbe esserci potenziale terapeutico per IGF-1 nel trattamento della patologia, sebbene è necessario evitare una risposta immunitaria avversa. A tal proposito è stato condotto uno studio multicentrico con un campione più ampio che potete trovare qui.

Creatina Monoidrato

In precedenza è stato dimostrato che i pazienti SBMA presentano livelli ridotti di creatinina e che esiste una relazione inversa tra i livelli di creatinina e la disfunzione motoria. Sia nei muscoli scheletrici di pazienti SBMA che nelle cellule muscolari in coltura che hanno la mutazione dell’androgeno, l’espressione della proteina della creatinina sierica è ridotta. Nei malati Kennedy si presenta nei muscoli il passaggio da fibre di tipo 2 a tipo 1: le fibre muscolari di tipo 1 a contrazione lenta immagazzinano meno fosfocreatina rispetto alle fibre muscolari di tipo 2 a contrazione rapida. Questi dati hanno fornito la logica per condurre uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo per esplorare il potenziale dell’integrazione di creatina monoidrato come cura della SBMA per attenuare l’indebolimento muscolare. Lo studio ha arruolato 45 pazienti SBMA che sono stati divisi equamente tra 3 gruppi: un gruppo con placebo, uno con 10 g di creatina monoidrato al giorno e un gruppo con 15 g di creatina monoidrato al giorno. Sebbene i risultati di questo studio non siano attualmente disponibili, c’è motivo di ottimismo poiché l’integrazione di creatina ha avuto un effetto benefico nei pazienti con distrofia muscolare di Duchenne.
Per consultare l’articolo scientifico in lingua originale: “Molecular Mechanisms and Therapeutics for SBMA/Kennedy’s Disease.

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